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L'ombra di Dio

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Venga il tuo regno , diciamo nel Padre nostro. Eppure, in altre pagine del Vangelo, Gesù non esita a dire che il Regno di Dio è in mezzo a voi (vedi Lc 17, 20-25). Dunque, come la mettiamo? Deve venire o è già presente? L'indicazione è chiara:  Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione . Dio non ama i riflettori puntati addosso. Tantomeno quelli dei teologi. Ascoltando le parole del Maestro, scopriamo che "regno di Dio" è un modo per dire la misteriosa manifestazione della presenza di Dio nella nostra vita. Non è un vago "al di là" separato dall'al di qua. Difficile intruppare Dio nello spaziotempo dei fisici. Un aspetto non secondario è proprio il linguaggio utilizzato da Gesù, un linguaggio molto concreto, molto aderente alla vita, molto...laico. La dimensione del "sacro" - quella che intriga i fenomenologi della religione - appare del tutto assente: un contadino, il seme, un terreno, la spiga, il frutto, la falce, la mietitura,...

La stanza

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La solennità del Corpus Domini cela una potenza di vita che non è giustificabile solo per motivi storici di ordine "apologetico" (l'esaltazione della presenza reale di Cristo nelle specie eucaristiche in reazione all'eresia dei Patarini).  «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?» . I discepoli si mostrano servizievoli davanti al Maestro, ma Lui li spiazza: tutto è già pronto. « Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta » .  Eppure qualcosa da preparare c'è ancora ( « lì preparate la cena per noi» ).  Ma che cosa c'è da preparare se la sala è arredata e "già pronta"? Che cosa non è ancora pronto?  Non è pronta quella "grande sala" che è il cuore dei discepoli (cioè il nostro), spesso ingombrata di cianfrusaglie, di vecchi oggetti inutili e polverosi. Una rischiosa confusione che il Maestro ha ben presente (si veda la parabola di Matteo 12,43-45) e che l'autore della letter...

Credere nel dubbio

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Dimmi dove mi dai appuntamento e ti dirò che intenzioni hai. La scelta della location fa sempre la differenza, anche per Dio, che è comunione di amore: Gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.  Sceglie un monte Gesù per consegnare ai suoi discepoli il compito più ambizioso: fare suoi discepoli tutti i popoli della terra. Davanti a sè, però, il Maestro non ha un gruppo compatto, ma sfilacciato (sono undici, non dodici: uno ha tradito e si è perso). Dunque non delle truppe scelte e ben indottrinate, ma dei discepoli che dubitano ( Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono ).  A differenza di altre volte, però, Gesù non li rimprovera e non si scandalizza perché non sono ancora così saldi nella fede in Lui. Anzi, si avvicina e rivolge loro la parola. Certo, per mettere in chiaro le cose: a Lui è stato ogni potere in cielo e in terra ( A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra ). Non certo a loro! Ma anche per inviarl...

L'aria che tira

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La cinematografia di genere catastrofico ci sta disabituando a riconoscere il multiforme linguaggio della natura. Il cielo sembra diventato improvvisamente ostile all'uomo nell'epoca dell'Antropocene. Eppure il "vento che si abbatte impetuoso" sulla casa dove si trovavano gli Apostoli con Maria non è un tornado che distrugge e porta morte, ma un soffio vitale che toglie l'odore del chiuso, cambia l'aria stantìa, pulisce dalle tossine, depura il cuore dalla paura, riempie la casa con il fuoco dello Spirito. In breve: apre nuove possibilità ( e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi ).  La Pentecoste è la festa della Chiesa perché in essa non c'è un solo modo di credere, un solo modo di pensare e un solo modo di esprimersi. Al contrario, nella Chiesa i differenti punti di vista dovrebbero (condizionale d'obbligo) essere accolti come modi diversi in cui parla lo Spirito. La rigidità non dov...

Sinergia totale

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Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. Gesù asceso non significa assenza, ma un modo diverso di essere presente, attraverso il dono dello Spirito. Il mistero dell’Ascensione non è una triste festa di addio, ma il compimento dell’alleanza pasquale, che è alleanza tra Dio e l’umanità.  Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Gesù chiede ai discepoli di uscire, di andare non per organizzare una società di servizi religiosi, ma per annunciare il Vangelo. Il primato è il Vangelo e tutto nella Chiesa, altrimenti non si realizza la sinergia tra agire umano e agire divino ( il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni ). I segni toccano la vita: liberazione dal male, fraternità tra i popoli, cura dei più fragili e dei "fragilissimi”. Ecco perché il gruppo che parte non è l’esercito della salvezza, ma un drappello di esploratori inviati a scrutare con stupore le terre dell'inedito...

Amici per sempre

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Quanti tipi di amore esistono? La risposta potrebbe innescare un ampio dibattito, specie ai nostri giorni. Taglia corto, invece, Gesù. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Le parole che il Maestro rivolge ai suoi discepoli nel contesto di intimità dell'ultima cena sorprendono per intensità, affetto e calore. Si sta rivolgendo a dei compagni di viaggio che lui stesso ha scelto e poco dopo lo abbandoneranno. Ma Lui guarda oltre. Sì, perché non  vuole essere circondato da servi, ma da amici veri, pur con tutti i loro limiti. Un rapporto servile con Dio è quanto più distante possa esserci dal Vangelo. In effetti, "Dio è amore" non è una frase da baci Perugina, frutto di un sentimento senza concretezza o di un intimismo fine a se stesso. L'amore agapico è la sigla di una dedizione e di una cura che arriva al dono totale di sé. Non a caso le icone antiche raffigurano il corpo di Gesù come vite vera, corpo donato per  tutti.  Li amò sin...

Linfa per tutti

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L’immagine di questa domenica, la vite e i tralci, può apparire meno  "dinamica" rispetto a quella della settimana scorsa: il buon pastore si muove con il suo gregge, si sposta, agisce. La vigna è una pianta. Non si muove. Apparentemente sembra tutto fermo. Eppure, non è così. I recenti studi di neurobiologia vegetativa dimostrano che anche le piante hanno una forma di intelligenza, di memoria e soprattutto di capacità adattiva dalle quali possiamo imparare molto. E forse non è un caso che Gesù dica di sé: io sono la vite vera.  Nel capitolo 12 della lettera ai Romani Paolo presenta la Chiesa con l’immagine del corpo umano: Cristo il capo e noi le membra. Gesù, invece, presenta un’immagine diversa di Chiesa, ispirata al mondo "vegetale", dove non c'è una testa, cioè un centro di potere, ma un’unica linfa che scorre per tutti. E nessun tralcio può dire all’altro io sono più importante di te. Siamo tutti suoi.  Il vignaiolo resta sempre il Padre, ma il rapporto è ...