L'ombra di Dio
Venga il tuo regno, diciamo nel Padre nostro. Eppure, in altre pagine del Vangelo, Gesù non esita a dire che il Regno di Dio è in mezzo a voi (vedi Lc 17, 20-25). Dunque, come la mettiamo? Deve venire o è già presente? L'indicazione è chiara: Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione. Dio non ama i riflettori puntati addosso. Tantomeno quelli dei teologi. Ascoltando le parole del Maestro, scopriamo che "regno di Dio" è un modo per dire la misteriosa manifestazione della presenza di Dio nella nostra vita. Non è un vago "al di là" separato dall'al di qua. Difficile intruppare Dio nello spaziotempo dei fisici.
Un aspetto non secondario è proprio il linguaggio utilizzato da Gesù, un linguaggio molto concreto, molto aderente alla vita, molto...laico. La dimensione del "sacro" - quella che intriga i fenomenologi della religione - appare del tutto assente: un contadino, il seme, un terreno, la spiga, il frutto, la falce, la mietitura, un granello di senape, le piante, gli uccelli, il nido.
Quale teologo parlerebbe così di Dio? Eppure....
Gesù racconta il mistero di Dio non ricorrendo a dei concetti, ma mostrando delle dinamiche, cioè dei movimenti: il nascondimento (il seme nascosto nel terreno, come i trent'anni di silenzio a Nazareth), la piccolezza (il granello di senape non è "uno tra i più piccoli" dei semi, ma il più piccolo dei semi), la crescita (cresce e diventa più grande), l'ospitalità (fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra).
Dio è talmente ospitale - che è un modo diverso per dire "misericordioso, che può accogliere tutte le diversità: di uccelli e di piani di volo. Offre ombra per tutti, non giudizio. Sì, perché il Regno non è uno spazio di dominio, ma un respiro benevolo. Perché Dio ha dei polmoni sani e ampi, senza le cicatrici del Covid. E ci invita a respirare la vita (nostra e quella degli altri) con la sua stessa grandezza d'animo.
Buona domenica!

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