L'anfora

La “Quaresima giovannea” (il ciclo liturgico dell’anno A prevede l’ascolto di tre grandi pagine del Vangelo di Giovanni: il cap. 4, il 9 e l’11) riserva sempre delle sorprese. 
Come ogni vero incontro.
Questa volta ricorro all'opera di Annibale Carracci, titolata Gesù e la Samaritana, che si trova nella Pinacoteca di Brera, a Milano per evidenziare il cambiamento che avviene nella quotidiana routine della donna samaritana. Il rito del pozzo e dell'acqua era ristretto alla piccola misura di quell'anfora. Come ogni rito solo umano, quell'anfora ormai trasmetteva solo la percezione del limite e del finito. Ogni giorno, più volte al giorno, quel gesto. Una schiavitù non scritta e non formalizzata, ma effettiva.
Ma ora non è più così. L'acqua non serve più attingerla con l'anfora, perché sgorga "da dentro", dal cuore: chi crede in me, fiumi d'acqua viva sgorgheranno da lui...
Ormai quell'anfora può essere tranquillamente abbandonata. Non è più questione di riempire qualcosa per trasmetterlo, ma di scoprire la sorgente dentro…!


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