Uno di noi

Unico Figlio del Padre,
tu vieni a noi dal cielo,
primo tra molti fratelli.

La prima strofa dell'inno liturgico di questa domenica del Battesimo di Gesù sottolinea la dimensione per così dire "orizzontale" di questa festa: dopo l'immersione nelle acque del Giordano il Padre si compiace del Figlio, l'Amato, perché, dopo i trent'anni di silenzio a Nazareth, il suo primo gesto pubblico è mettersi in fila con i peccatori. 
«Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Non è un dettaglio secondario: la solidarietà di Dio con l'umano quotidiano, quello più feriale, fatto di lavoro, fatica e spesso di incertezza, non avviene a parole, ma con i fatti: è una solidarietà totale. 
Ma non è esclusiva. 
Gesù non è solo l'unico (l'unigenito del Padre), ma anche il primo, cioè Colui che dà all'inizio all'umanità nuova: quella dei figli di Dio. "Fratello anche mio", cantava il coro nella Laudate hominem di De Andrè. 

Il n. 7 della Lumen gentium sintetizza così:  

Il Figlio di Dio, unendo a sé la natura umana e vincendo la morte con la sua morte e resurrezione, ha redento l’uomo e l’ha trasformato in una nuova creatura (cfr. Gal 6,15; 2 Cor 5,17). Comunicando infatti il suo Spirito, costituisce misticamente come suo corpo i suoi fratelli, che raccoglie da tutte le genti.
Ecco, è quel "misticamente" che a volte perdiamo di vista...ma se perdiamo quello, rischiamo di perdere molto..
Chiunque crede che Gesù è il Cristo, è stato generato da Dio, scrive san Giovanni. Chi crede, viene generato da Dio, cioè trasformato nell'umanità nuova ad immagine del Figlio amato. 
Se solo potessimo renderci conto di questa unica e vera "vocazione", anche per noi si aprirebbero i cieli, come per Gesù (uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba).
E questo cambierebbe molte cose. Forse non tutto, certo. Ma almeno le nostre giornate.



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