AAA Cercasi identità

"Tu, chi sei?"

Posta così (l'intonazione la possiamo solo immaginare) è una domanda che sa da interrogatorio (i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo): secca, diretta, poco interessata realmente alla persona. Una domanda che cerca un risultato, più che una risposta.

Giovanni, però, è un uomo libero. Ha fatto i conti con la sua storia. Non cade nella trappola di presentarsi per quello che non è o per quello che gli piacerebbe essere. Tutte le sue risposte sono all'insegna del sottrarsi, più che dell'esporsi: «Io non sono il Cristo»...«Sei tu Elia?». «Non lo sono». «Sei tu il profeta?». «No».

Avrebbe potuto ingannarli, sedurli e conquistarli. E magari scattarsi un selfie con loro. Momenti di gloria. Insomma, approfittare della circostanza. 

Non l'ha fatto. 

La prima qualità del testimone sta in ciò che non fa e non dice, prima ancora di fare o parlare in nome di Dio. Giovanni è testimone perché non cade nel gioco della ricerca di ciò che non va nella sua persona o di come dovrebbe essere la sua persona per piacere agli altri. Con l'inevitabile rischio di essere il Vitangelo Moscarda di turno, come il protagonista del celebre racconto pirandelliano Uno, nessuno e centomila. 

L'unica cosa che dice di sè, Giovanni, è una parola: "voce". «Io sono voce di uno che grida nel deserto». Essere voce non è fare il portavoce, ma essere l'amico dello sposo. Questa unica identità, vera nel senso di autentica, gli dà pace e gioia. Che in fondo è tutto quello che basta e serve nella vita. Tutto il resto è fuffa. Ma serve abitare il deserto per capirlo.

Buona domenica!

don Stefano



 

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