In buone mani
Il bambino che è in noi accarezza sempre il sogno che ci sia qualcuno ad occuparsi di lui, che se ne prenda cura e che lo rassicuri. A volte questo sogno porta a coltivare delle attese esagerate nei confronti degli altri, a conferma di quanto sia profondo il bisogno del cuore umano (ed illusoria la sua piena soddisfazione in questo mondo).
Sarà forse per questo che il racconto del buon pastore ci appare così "caldo": perché è una narrazione in cui le pecore fanno un'esperienza concreta e beata di cura. Si tratta di un'immagine potente della fede pasquale, cioè del camminare dietro al Risorto lungo le strade della vita, spesso polverose e piene di insidie, ostacoli e trappole. Le caratteristiche del Pastore bello e buono si possono ricavare dai verbi che esprimono il suo modo di agire e, per contrasto, dai verbi che descrivono l'agire del mercenario e del lupo.
Il mercenario abbandona e fugge, perché non gli importa delle pecore. In fondo è pagato per custodirle, non per sacrificarsi per loro. Il mercenario "fa il mestiere", cioè il minimo sindacale. Quante volte capita di incontrare persone che fanno semplicemente il mestiere, senza un briciolo di umanità. La figura del mercenario ricorda il rischio per ogni credente di accontentarsi di un rapporto contrattuale con Dio, sistemandolo in una casella precisa della vita, senza che ce la scombini troppo.
Il lupo, dal canto suo, rapisce e disperde, disorientando e creando confusione. In effetti non mancano mai i rapaci nella compagnia degli uomini e delle donne sulla Terra e sono da temere i loro attacchi.
Il buon pastore, invece, conosce le pecore, le guida e dona la propria vita per loro. E' una relazione mediata dalla voce, un po' come avviene per gli innamorati: "Una voce! L'amato mio! Eccolo, viene saltando per i monti, balzando per le colline" (Ct 2,8). Una voce inconfondibile, nel timbro e nel tono. Ma non è solo una questione sentimentale. C'è in gioco una concreta solidarietà di vita tra il pastore e le pecore. Sono in gioco intere giornate di cammino e ore di veglia notturne. Il pastore fronteggia gli attacchi dei lupi ponendosi come scudo umano. Si prende cura non a parole o con dichiarazioni d'intenti, ma concretamente. Quotidianamente.
Nella vita capita di fare esperienza della dispersione, del disorientamento, dell'abbandono, dell'incuria e talvolta persino della violenza. Tutto questo ci può portare a non avere più fiducia negli altri, a chiuderci intristiti in noi stessi. Oppure ci può portare a intravedere i riflessi dell'Assente che è presente, a sentire il richiamo della Voce nel silenzio e nella solitudine delle nostre giornate. Perché Lui si prende cura di noi anche quando a noi appare come "non pervenuto". E quando non c'è davvero, è solo perché è momentaneamente uscito per recuperare qualche pecora smarrita un po' più delle altre.
Buona domenica!

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